“Studia di farti amare”: l’esperienza salesiana di Paolo Vacca

“Studia di farti amare”: l’esperienza salesiana di Paolo Vacca

Terminato l’anno formativo, i nostri seminaristi condividono le esperienze pastorali che hanno segnato il loro cammino. Paolo Vacca, seminarista del terzo anno, originario di Nurri, ha trascorso l’intero anno scolastico e pastorale nella comunità salesiana di Cagliari, tra la scuola di viale Fra Ignazio e la parrocchia di piazza Giovanni XXIII. In questa intervista racconta cosa ha appreso dall’incontro quotidiano con i giovani, dalla vita salesiana e dal servizio educativo.

Don Bosco considerava il cortile un luogo privilegiato d’incontro con i ragazzi. Che cosa ti ha insegnato il cortile che non avresti potuto apprendere in aula o in sacrestia?
Il cortile è stato uno dei luoghi più significativi della mia esperienza pastorale. In aula o in sacrestia si incontrano i ragazzi in contesti strutturati, mentre nel cortile li si incontra nella loro spontaneità. È lì che emergono gioie, amicizie, difficoltà e domande autentiche. Ho imparato che l’educazione passa anzitutto attraverso la presenza e la relazione. Molte conversazioni importanti sono nate durante una partita, una passeggiata o un momento di condivisione. Il cortile mi ha insegnato che prima di parlare ai giovani bisogna stare con loro, guadagnandosi la loro fiducia attraverso la vicinanza quotidiana.

Durante la tua esperienza di servizio nella scuola salesiana, quale aspetto del rapporto educativo con i giovani ti ha colpito maggiormente e in che modo ha contribuito alla tua crescita in vista del ministero ordinato?
L’esperienza nella scuola è quella che porto nel cuore con maggiore gratitudine. Ho trascorso gran parte del mio tempo con i ragazzi delle scuole medie, accompagnandoli in cortile, al doposcuola, nell’animazione delle liturgie, nella formazione dei ministranti e, talvolta, anche durante le lezioni. Mi ha colpito soprattutto il loro bisogno di essere ascoltati e accompagnati. Nel piccolo ufficio dove trascorrevo gran parte del tempo, divenuto presto un punto di riferimento anche grazie a qualche caramella sempre disponibile, ho incontrato tanti ragazzi e dialogato con loro. Con il passare dei mesi si è creato un legame molto bello. Questa esperienza mi ha aiutato a comprendere che il ministero sacerdotale passa anzitutto attraverso relazioni autentiche: vicinanza, ascolto e disponibilità possono diventare strumenti preziosi attraverso cui il Signore raggiunge il cuore delle persone.

La tradizione salesiana pone grande attenzione alla vita comunitaria. Quale testimonianza hai ricevuto dalla comunità salesiana che ti ha accolto e in che modo questa esperienza ha arricchito il tuo cammino vocazionale?
Fin dal primo giorno mi sono sentito accolto dalla comunità salesiana come in una famiglia. Con i salesiani ho condiviso non solo i momenti di preghiera e le celebrazioni liturgiche, ma anche la fraternità della vita quotidiana. Mi ha colpito vedere come la passione educativa e l’amore verso i giovani fossero vissuti come uno stile di vita. Questa esperienza mi ha arricchito ricordandomi che la vocazione non si vive mai da soli. Anche l’esperienza parrocchiale è stata molto importante. Accompagnare i ragazzi verso la Cresima e vivere la catechesi familiare mi ha fatto scoprire come l’annuncio della fede possa diventare un’occasione di crescita non solo per i più piccoli, ma anche per i loro genitori.

Se dovessi descrivere con una sola parola o immagine il tuo anno pastorale nella comunità salesiana, quale sceglieresti e perché?
Sceglierei la parola «famiglia». È quella che meglio sintetizza quanto ho vissuto durante quest’anno. Mi sono sentito accolto dalla comunità salesiana come in famiglia e ho costruito rapporti sinceri con i ragazzi della scuola, dell’oratorio e della parrocchia, condividendo con loro momenti di gioia, crescita e fede. Più delle attività svolte, porto nel cuore le relazioni costruite. È attraverso queste relazioni che ho percepito concretamente la presenza del Signore e ho maturato ulteriormente il desiderio di donare la mia vita nel ministero sacerdotale.

Fonte: https://www.chiesadicagliari.it/paolo-vacca-seminarista-del-terzo-anno-racconta-lesperienza-vissuta-nella-comunita-salesiana-di-cagliari-il-cortile-mi-ha-insegnato-che-prima-di-parlare-ai-ragazzi-bisogna-camminare-con-lor/

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Per l’occasione è stata diffusa una Lettera del rettore, mons. Roberto Ghiani, che invita le comunità a rinnovare la propria attenzione verso il Seminario, cuore pulsante della vita diocesana, e a continuare a sostenere con la preghiera e la generosità i giovani che si preparano al ministero sacerdotale.

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In simplicitate cordis: grazie Mons. Piseddu

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Nella certezza della Resurrezione, anche la nostra comunità si unisce al cordoglio delll’Arcidiocesi di Cagliari per la scomparsa di S.E. Mons. Antioco Piseddu, vescovo emerito di Lanusei, avvenuta l’8 giugno 2025 a Cagliari all’età di 88 anni, dopo un periodo di malattia.

Nato a Senorbì il 17 settembre 1936, Mons. Piseddu fu ordinato presbitero il 29 giugno 1960 dall’arcivescovo Paolo Botto per l’Arcidiocesi di Cagliari. Il suo percorso sacerdotale lo vide impegnato come docente nel Seminario Arcivescovile, come collaboratore festivo nella parrocchia di Sant’Ambrogio a Monserrato e come insegnante di Religione al Liceo Ginnasio “Siotto Pintor” di Cagliari. Dal 1969 al 1973, fu segretario del cardinale Sebastiano Baggio, allora arcivescovo di Cagliari. Successivamente, divenne parroco presidente della Collegiata di Sant’Anna, nel quartiere di Stampace a Cagliari.

Il 29 settembre 1981, fu nominato vescovo della diocesi dell’Ogliastra, che successivamente prese il nome di diocesi di Lanusei. Ricevette l’ordinazione episcopale l’8 novembre 1981 per imposizione delle mani del cardinale Sebastiano Baggio. Il 29 novembre dello stesso anno prese possesso della diocesi.

Durante il suo episcopato, che si concluse nel 2014 per raggiunti limiti di età, Mons. Piseddu ha lasciato un’impronta indelebile nella diocesi ogliastrina. Ha promosso la erezione di nuove parrocchie, il restauro di chiese storiche e l’apertura del Museo Diocesano dell’Ogliastra. Ha inoltre istituito il giornale diocesano L’Ogliastra e il Premio letterario San Giorgio, contribuendo significativamente alla vita culturale e spirituale della comunità.

Dopo aver lasciato la guida pastorale della diocesi di Lanusei nel gennaio 2014, Mons. Antioco Piseddu aveva stabilito la sua residenza presso il Seminario Arcivescovile di Cagliari. Qui si è distinto come una presenza paterna e discreta, offrendo ai seminaristi e agli studenti del College universitario San Efisio un esempio di vita sacerdotale vissuta nella semplicità, nella cultura e nella preghiera.

Per quanti hanno condiviso con lui questo tratto di strada, Mons. Piseddu è stato un punto di riferimento autentico: la sua vicinanza quotidiana, sempre attenta e disponibile, è stata per molti un sostegno spirituale e umano prezioso. Il suo stile sobrio, la passione per la Chiesa, l’amore per la liturgia e l’attenzione alla formazione dei giovani lo hanno reso una figura amatissima all’interno della comunità del Seminario.

In lui, seminaristi e studenti hanno trovato non solo un vescovo emerito, ma un padre e un maestro nello spirito.

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La comunità di Elmas: una tappa preziosa

La comunità di Elmas: una tappa preziosa

Anno nuovo, vita nuova… ma la comunità di Elmas come destinazione di pastorale è rimasta! L’anno accademico che sta per chiudersi è stato il secondo anno in cui ho prestato servizio nella parrocchia di San Sebastiano Martire, affidata alla cura puntuale e paterna di don Marco Orrù.

Il vantaggio di tornare in una comunità che ho avuto modo di conoscere già l’anno scorso è stato quello di poter riprendere a fare servizio e mettere subito le mani in pasta nelle varie realtà a cui il parroco mi ha affidato. Sapevo già che avrei trovato una comunità accogliente, un parroco attento alla mia formazione e dei giovani desiderosi di incontri e di chiacchierate nel campo di calcio.

Come lo scorso anno, don Marco mi ha dato la possibilità di seguire la classe di catechismo di seconda media: è stata questa l’occasione per fare esperienza, ancora una volta, di giovani disponibili a lasciarsi prendere per mano, di ragazzi che hanno nel cuore tante e grandi domande e che attendono qualcuno con cui condividerle. Ancora, insieme a Paolo, Cloè e Alessio, abbiamo continuato il percorso già iniziato l’anno scorso con i giovani delle superiori: la preparazione spirituale per il giubileo degli adolescenti e dei giovani ha caratterizzato la maggior parte degli incontri e delle catechesi del sabato sera.

Tra le altre esperienze che sono state occasione di crescita umana, spirituale e pastorale, c’è l’aver affiancato la domenica mattina alcuni catechisti delle classi delle elementari: se i giovani e gli adolescenti mi hanno rapito per le loro domande e per le loro inquietudini condivise, i bambini mi hanno fatto riscoprire il loro modo di vivere la fede con la spensieratezza e la libertà che, spesso, si perde crescendo.

Al termine di due anni di servizio, cerco di fare sintesi di quanto umilmente ho provato a consegnare (poco) e quanto con gratitudine ho ricevuto (tanto!). In particolare, sono grato per aver fatto esperienza di una comunità che, da subito, mi ha accolto come un loro figlio e che mi ha insegnato a camminare insieme, dandosi la mano e mostrandomi concretamente che davvero nella Chiesa nessuno si salva da solo.

Grazie don Marco.
Grazie ai tantissimi adolescenti e giovani incontrati in questi due anni.
Grazie per ogni persona incontrata: siete stati per me riflesso della Chiesa viva, madre e maestra. Porterò con me i vostri volti, le vostre storie, le vostre preghiere. Voi tenetemi nelle vostre!
Elmas rimarrà per sempre una tappa preziosa nel mio percorso vocazionale.

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8 dicembre: Giornata del Seminario

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Camminare insieme: volti, voci e vita a S. Giuseppe a Pirri

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Una delle esperienze principali di quest’anno seminaristico è stata il tirocinio pastorale presso la Parrocchia S. Giuseppe a Pirri, accanto al parroco don Roberto Atzori.
Come lo scorso anno, anche quest’anno la catechesi è rimasta uno degli impegni principali. Assieme alle catechiste ho seguito in particolare i ragazzi che si preparano alla Cresima: un gruppo certamente vivace, ma in cerca di vita vera. Non sempre è stato facile coinvolgerli, ma dietro quell’apparenza di disinteresse si nasconde spesso un desiderio di risposte profonde e di relazioni significative. In questo tempo di incontri, di ascolto, di condivisione, abbiamo camminato assieme, offrendo loro occasioni di confronto legate alla loro vita concreta. È stato un cammino certamente impegnativo, ma ricco di incontri veri e di piccole luci che si sono accese durante il percorso.

Una delle novità di quest’anno è stata la possibilità di formare un coro di bambini: non si è trattato solamente di insegnare i canti da eseguire durante la Messa, ma è stata occasione per accompagnare il piccolo gruppo di dodici piccoli coristi in un percorso fatto di ascolto e condivisione. Attraverso la musica, ognuno ha potuto condividere il proprio talento e superare le proprie timidezze. Il canto è stato così strumento di comunione, unendo bambini di età diverse e i genitori che si sono resi disponibili ad accompagnarli in questo percorso.

Un altro ambito che mi è stato affidato è stato l’accompagnamento dei genitori dei battezzandi, sperimentando quanto sia importante accogliere ogni storia e far sentire ciascuno parte di quella grande famiglia che è la comunità parrocchiale.

Infine, una delle esperienze più toccanti è stata la visita e la comunione portata agli ammalati. Non si è trattato solamente di portare Gesù, ma di sostare, esserci, stare nella vita di quelle persone, con rispetto e discrezione. Una sofferenza condivisa, uno sguardo che ti accoglie senza il bisogno di spiegazioni sono piccoli segni che rimangono impressi e mostrano come quella comunione che porti, accade, si realizza lì con loro.

Porto nel cuore tutto ciò che ho vissuto e sono profondamente riconoscente a don Roberto e a tutta la comunità per l’accoglienza e la fiducia che ho ricevuto.

Enrico Muscas

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