La pastorale ordinaria ha spesso il volto delle piccole cose: è fatta di incontri settimanali, di porte aperte, di chiacchierate nel campo da calcio, di famiglie che cercano ascolto, di tempo donato agli altri senza clamore. Da ottobre, proprio dentro questa...
Al Policlinico di Monserrato, una scuola di fede e di speranza
Nicolas Arba seminarista del quinto anno originario di San Vito, ha vissuto quest’anno l’esperienza pastorale presso il Policlinico di Monserrato, affiancando il cappellano don Andrea Piseddu.
L’ospedale è un luogo in cui si concentrano domande, paure e speranze. Che cosa significa entrarvi non come visitatore, ma come seminarista in servizio pastorale?
Le parole di Gesù nel Vangelo, «Ero malato e siete venuti a visitarmi» (Mt 25,36), esprimono perfettamente il senso di questo servizio. L’ospedale è un luogo in cui la persona sperimenta il limite, la paura e, a volte, la solitudine. Proprio lì la Chiesa è chiamata a rendere visibile la tenerezza di Dio, facendosi prossima a chi soffre nel corpo e nello spirito.
In un tempo in cui spesso si pensa che davanti alla sofferenza ci sia poco da dire, quale valore ha la semplice presenza accanto a chi è malato?
La visita ai malati non è un semplice gesto di cortesia, ma un autentico atto di amore. Significa ascoltare, confortare, pregare insieme, accompagnare le persone e, quando possibile, aiutarle ad accostarsi ai sacramenti. È un modo per annunciare che nessuna sofferenza è priva di senso e che Dio non abbandona mai i suoi figli.
Durante questo anno, c’è stato un insegnamento ricevuto dai malati che non ti aspettavi?
Sì, una cosa mi ha colpito profondamente: vedere come tanti malati, nonostante le fatiche e i dolori che portano sulle spalle, continuino a cercare la grazia di Dio e a sperimentarne la presenza. Ho incontrato persone che, pur vivendo situazioni molto difficili, conservavano una fede sincera e una grande serenità.
Guardando al tuo cammino verso il sacerdozio, quale eredità spirituale ti lascia questa esperienza tra le corsie del Policlinico?
Porto nel cuore i volti di tutte quelle persone che ho incontrato. Ognuna di loro, in modo diverso, ha lasciato un segno nel mio cammino umano e spirituale. La loro testimonianza mi ha insegnato che è possibile continuare a sorridere e a confidare pienamente in Gesù anche nel tempo della malattia. Tra le corsie dell’ospedale ho davvero compreso che, visitando chi soffre, si incontra il volto stesso di Cristo.
Fonte: https://www.kalaritanamedia.it/ra-le-corsie-del-policlinico-dove-la-sofferenza-incontra-la-speranza/
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