Lorenzo Vacca istituito accolito 

Domenica delle Palme (2 aprile 2023) a Sanluri, presentato alla Chiesa che è in Cagliari dalla mia comunità di origine, ho ricevuto il ministero dell’accolito dal nostro Arcivescovo; non lo percepisco solo come uno dei passi verso il sacerdozio, ma come un vero e proprio dono. L’accolitato credo raccolga in sé in germe quello che poi con il ministero ordinato sarà più in grande e più impegnativo, ovvero la dimensione del servizio.

Quest’anno mi è capitato di svolgere il servizio pastorale nell’ospedale policlinico di Monserrato ed è stato proprio l’avvicinarmi al mondo della malattia che ha suscitato in me un desiderio sempre più vivo di essere servo della parola di Dio e per tutti quegli uomini che lo cercano “con cuore sincero“ (Sal 145,18).

È in questo senso che percepisco il servizio, il ministero dell’accolitato come un dono, non per fare ciò che piace a me o per un mio vanto, ma per portare avanti instancabilmente quello che la Chiesa fa da 2000 anni: portare Cristo. Certo, le fatiche non mancano e con esse le responsabilità, ma so che non faccio la mia volontà ma quella del Signore, nell’attento discernimento della sua Parola. Anticamente – ho letto da qualche parte – l’accolito era colui che non solo portava l’eucaristia ai malati, ma reggeva al fianco del vescovo una candela per poter leggere bene dai libri liturgici. Mi piace abbinare quest’ultima idea di questo antico servizio con l’eucaristia, la luce della vita di un cristiano: portare la comunione agli indigenti diventa non solo il portare la luce a coloro che “stanno nelle tenebre nell’ombra della morte” (Lc 1,79), ma diventa il portare la luce della comunione tra i fratelli e ovunque sarò, almeno ci provo.

Questo ulteriore passo verso il sacerdozio lo sto dunque vivendo così: nel servizio attento e nell’incontro con le donne e gli uomini ai quali sono mandato per portare luce, comunione, Cristo.

Lorenzo Vacca

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