Nel contesto della prima parte del terzo anno pastorale, previsto dal percorso di formazione delineato dalla nuova Ratio Nationalis, elaborata dalla Conferenza Episcopale Italiana, ho avuto l’opportunità di trascorrere due mesi come seminarista al Sermig di Torino, presso l’Arsenale della Pace. Questa esperienza si è rivelata una tappa significativa nel mio cammino formativo, capace di integrare in modo concreto le dimensioni umana, spirituale e pastorale della vocazione presbiterale.
Il contesto urbano: Borgo Dora e la periferia
L’Arsenale della Pace sorge nel quartiere di Borgo Dora, a ridosso di Barriera di Milano, una delle zone storicamente più complesse e dinamiche della città. Si tratta di un territorio segnato da una forte stratificazione sociale e culturale: un’area popolare, con una presenza significativa di migranti, fragilità economiche e disagio abitativo, ma anche ricca di relazioni, iniziative solidali e tentativi di rigenerazione sociale. In questo contesto urbano, la presenza del Sermig appare come una risposta concreta e quotidiana alle ferite e alle risorse del territorio.
L’Arsenale della Pace: da luogo di guerra a segno di conversione
L’Arsenale della Pace è, già di per sé, un segno eloquente: un ex arsenale militare trasformato in luogo di accoglienza, di preghiera e di servizio agli ultimi. In un quartiere attraversato da tensioni sociali e profonde disuguaglianze, si rende visibile quella “conversione missionaria” a cui la Ratio richiama con forza, chiedendo ai futuri presbiteri di confrontarsi con le periferie esistenziali e di lasciarsi trasformare dall’incontro reale con uomini e donne, attraverso i quali Dio manifesta la sua presenza.
La fraternità: vivere e servire insieme
Durante questo periodo non ero solo: insieme a me erano presenti altri tre seminaristi, provenienti da diverse diocesi italiane. La condivisione quotidiana del servizio, della preghiera e della vita fraterna ha arricchito profondamente l’esperienza, offrendo un confronto sincero sui rispettivi cammini vocazionali e restituendo un’immagine concreta di Chiesa universale.
A questo si è aggiunta la presenza di un gruppo di giovani che viveva stabilmente in Arsenale, con i quali ho condiviso momenti di lavoro, fraternità e riflessione, sperimentando uno stile di vita semplice e intensamente comunitario.
Il servizio quotidiano come luogo di formazione
Il terzo anno pastorale rappresenta un momento privilegiato per uscire da un contesto “protetto”, come quello del seminario, e lasciarsi interpellare e provocare dalla realtà. Al Sermig questo è avvenuto quotidianamente attraverso i vari servizi: le pulizie, la fabbrichetta, la scuola d’italiano, il doposcuola, l’accoglienza delle persone senza fissa dimora e l’ascolto di storie spesso segnate da fragilità, povertà, fallimenti e percorsi migratori complessi.
Ogni gesto semplice si è trasformato in un’occasione di formazione, perché ha richiesto presenza, gratuità e capacità di relazione.
Dallo “stare facendo” allo “stare con”
Come seminarista, ho sperimentato una dimensione del servizio che va oltre il “fare”. L’Arsenale della Pace educa allo “stare con”: condividere il tempo, il lavoro e talvolta il silenzio.
Nonostante le fatiche e la stanchezza, porto con me un’esperienza preziosa per la vocazione al ministero ordinato. Il sacerdozio di cui la realtà di oggi ha bisogno non può prescindere dalla prossimità e dall’accompagnamento, prima ancora che dall’esercizio di funzioni.
Una Chiesa di corresponsabilità
Un elemento centrale dell’esperienza è stata la vita comunitaria, vissuta insieme ai membri della Fraternità del Sermig, ai volontari, ai seminaristi e ai giovani presenti in Arsenale. Qui si respira una Chiesa composta da laici e consacrati, uniti da una scelta radicale di Vangelo e da una forte corresponsabilità, in uno stile di comunione che aiuta a maturare uno sguardo ecclesiale più ampio e autentico.
La preghiera: cuore dell’Arsenale
La preghiera, cuore dell’Arsenale, attraversa e sostiene ogni attività. Non è mai disgiunta dalla vita, ma è uno stare costantemente alla presenza di Dio, anche nella fatica del servizio e nei volti incontrati.
In questo senso, l’esperienza al Sermig ha reso particolarmente evidente quanto la Ratio sottolinea: la necessità di integrare azione e contemplazione, evitando la separazione tra spiritualità e pastorale.
Una scuola di umanità e discernimento
Questi due mesi si sono rivelati una vera scuola di umanità, umiltà e discernimento. Due mesi per crescere ulteriormente nella compassione e nell’ascolto, accogliendo l’invito dell’Apostolo a rivestirsi de «gli stessi sentimenti di Cristo Gesù» (Fil 2,5), per una presenza che sia realmente evangelica nel mondo.
Ripartire con gratitudine
Riparto da questa tappa del terzo anno pastorale, verso la prossima esperienza di quest’anno a Pawaga, in Tanzania, con profonda gratitudine e con una consapevolezza ancora più matura: la pace, la carità e la prossimità non sono aspetti accessori del ministero, ma ne costituiscono il fondamento quotidiano.
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